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20 gennaio 2010

Nuova, 18 gennaio 2010




permalink | inviato da Maurizio Bolognetti il 20/1/2010 alle 20:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

5 dicembre 2008

Aderiamo all’iniziativa del settimanale Il Resto e pubblichiamo il testo integrale del decreto di perquisizione disposto dalla Procura della Repubblica di Salerno

 

Aderiamo all’iniziativa del settimanale Il Resto e pubblichiamo il testo integrale del decreto di perquisizione disposto dalla Procura della Repubblica di Salerno

Latronico, 5 dicembre 2008

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Associazione Radicali Lucani

Ma di quale “Caso Salerno-Catanzaro” stiamo parlando? Quale guerra tra procure? Gli inquirenti salernitani hanno semplicemente svolto le funzioni loro assegnate dalla legge. Sarà opportuno ricordare al PG Iannelli, al Ministro Alfano, al Presidente Napolitano e a coloro che in queste ore innalzano cortine fumogene per impedire, ancora una volta, che si parli dei contenuti dell’inchiesta, spostando l’attenzione sul fumo, che i magistrati salernitani hanno competenza ad indagare sui loro colleghi di Catanzaro, e lo stanno facendo sulla base di documentate denunce. Per usare un eufemismo potremmo dire che desta stupore l’iniziativa della Procura Generale di Catanzaro, che annuncia di voler indagare i magistrati salernitani e dispone il sequestro degli atti sequestrati. Gioverà segnalare al PG Iannelli quanto affermato sulla materia dall’avvocato Pietro Milio: “il contro-sequestro che sarebbe stato emesso oggi dalla Procura di Catanzaro contro quella di Salerno non esiste nel sistema giudiziario.” Verrebbe da dire: “Signori, ma a che gioco giochiamo?” In questa kafkiana vicenda, in cui i carnefici si spacciano per vittime e i ladri inseguono le guardie, è sempre più chiaro e solare l’obiettivo di rendere impossibili indagini che tocchino centri di potere anche occulti. Un ceto politico arrogante e impunito in queste ore fa quadrato per difendere l’indifendibile, e non una sola parola viene spesa per difendere un PM, messo alla gogna e trasferito d’urgenza. Vogliamo sapere, chiediamo di sapere, che fine abbiano fatto le inchieste Why not e Poseidone, e i veri motivi che hanno spinto il Procuratore Lombardi a togliere a De Magistris la delega d’indagine sull’inchiesta Poseidone e Dolcino Favi(ahì Dolcino!!!) ad avocare allo stesso De Magistris l’inchiesta Why not. Ma quanto è stato rapido il nostro Ministro della Giustizia, quanto è stato solerte nel disporre accertamenti preliminari sull’inchiesta della Procura di Salerno; un po’ meno solerte nell’intervenire su palesi incompatibilità ambientali lucane. Sembra di assistere ad un film già visto, che ha avuto per protagonista il predecessore di Alfano, Mastella da Ceppaloni, e che si è concluso con l’incredibile decisione del CSM di provvedere al trasferimento di sede e di funzione del dott. De Magistris. Occorre sgretolare il muro di omertà che ha consentito in questi mesi di insabbiare inchieste e colpire tutti coloro che si sono occupati del Caso De Magistris, anch’esso simbolo ed emblema del Caso Italia. Occorre dire al Presidente Napolitano, che solo pochi giorni fa ha parlato di impoverimento morale e culturale del ceto politico meridionale, che se proprio ha da far sentire la sua voce su questa vicenda, la faccia sentire per difendere il diritto degli inquirenti di Salerno a poter indagare sui magistrati di Catanzaro. Perché non c’è una guerra tra Procure, ma solo una guerra volta ad impedire che si possano svolgere indagini su chi da sempre è abituato a sentirsi intoccabile. Abbiamo bisogno di sapere se in questo paese abbiano ancora diritto di cittadinanza la legge e il diritto. Abbiamo bisogno di sapere se in questo nostro Sud, e in questa nostra Italia, un magistrato che intenda indagare sullo sperpero di denaro pubblico, sulla montante corruzione, possa farlo o debba limitarsi a perseguire lavavetri e vucumprà. In questi due anni abbiamo difeso, noi garantisti, noi che da sempre denunciamo il disastro prodotto dal ceto oligarchico partitocratico meridionale, il diritto di un sostituto procuratore a poter indagare senza dover subire una quotidiana, proditoria, sistematica opera di delegittimazione. Potremmo ripetere, in queste ore, le parole pronunciate da Pierpaolo Pasolini in uno splendido articolo pubblicato sul Corriere della Sera e intitolato “Cos’è questo golpe? Io so.” Non lo faremo, ma di certo daremo seguito all’iniziativa di un settimanale di frontiera, che in questi anni ha svolto giornalismo d’inchiesta, denunciando intrallazzi e ruberie. Pubblicheremo anche noi, così come è stato pubblicato sul sito del settimanale Il Resto(www.ilresto.info), il decreto di perquisizione e sequestro disposto dalla Procura di Salerno e lo pubblicheremo sui Blog www.lucania.ilcannocchiale.it e www.toghelucane.ilcannocchiale.it. Riteniamo sia un atto doveroso e dovuto, nel momento in cui si profila un nuovo tentativo volto ad impedire l’accertamento della verità.

IL TESTO DEL DECRETO:

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permalink | inviato da Maurizio Bolognetti il 5/12/2008 alle 9:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

16 giugno 2008

Decreto di perquisizione "Toghe Lucane"

La Procura della Repubblica di Catanzaro sta procedendo ad indagini preliminari con riferimento, tra l’altro, alla sussistenza di un sodalizio criminoso in grado di condizionare l’attività delle istituzioni attraverso la collusione di intranei alle stesse (magistratura, forze dell’ordine, amministrazioni comunali, Regione Basilicata, Ministero dello Sviluppo già Ministero delle Attività Produttive, Ministero della Giustizia).

I sodali, che possono beneficiare di attività concorrente di persone che di volta in volta prestano il loro contributo per consentire la perpetrazione del programma criminoso (finalizzato per lo più a perpetrare truffe ai danni dello Stato, della Regione e della Unione Europea, alla corruzione di appartenenti alle Istituzioni, al consolidamento di un vero e proprio “centro di affari occulto” capace di consolidare ed alimentare il proprio potere per interessi personali e di gruppi, anche occulti) sono in grado di operare, attraverso anelli di collegamento esistenti in altre parti del territorio nazionale, al fine di condizionare procedimenti penali, delegittimare e condizionare (o tentare di condizionare) appartenenti alle istituzioni che esercitano il proprio dovere, persone della società civile che “osano” denunciare il malaffare esistente tra i cd. “colletti bianchi”, inermi cittadini che si imbattono, anche loro malgrado, nell’orbita dei centri di potere occulti che operano in Basilicata, con forti collegamenti con la Calabria e Roma.




permalink | inviato da Maurizio Bolognetti il 16/6/2008 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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